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Libri e testi su/di Marco Tullio Giordana


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Tripla presentazione piemontese (a TorinoAvigliana e Alessandria) per Marco Tullio Giordana, in tour con il libro "Immaginare la Realta' - Conversazioni sul Cinema", scritto con Andrea Bigalli.

Come nasce l'idea del libro?

Nasce da una proposta avuta dalle edizioni del Gruppo Abele, di cui ho grande stima, e ho accettato: in genere preferisco non pontificare sui massimi sistemi, ho sempre paura di sembrare solenne, pomposo e insincero, ma il mio intervistatore - Andrea Bigalli - è un uomo molto appassionato, abbiamo avuto una conversazione molto brillante, con temi che mai avrei toccato di mia iniziativa, specie familiari.

Un libro in cui c'è molto Piemonte.

Vero, per questo sono particolarmente felice di venire lì a presentarlo. Intanto per ragioni familiari, le mie origini sono cuneesi: è una terra in cui ho da sempre una sensazione di già visto, il mio dna possedeva informazioni anche prima di esserci stato...
Ho ricordi fin da bambino, venni per Italia '61, una grande manifestazione per il centenario dell'Unità d'Italia: avevo 10 anni e chiesi subito di essere portato al Museo dell'Automobile, di cui conoscevo già tutto e mi aveva molto colpito. Ho anche visto il "circarama", in quell'occasione, uno spettacolo a 360 gradi che mi aveva affascinato. Da bambino per me Torino era solo la città dell'auto, poi è diventata la città del cinema.
Curiosamente, sono torinesi anche molte persone fondamentali per me e il mio percorso: da Flavio Bucci, il primo a darmi fiducia come regista, a Roberto Forza, il mio direttore della fotografia, fino a Roberto Faenza con cui ho lavorato a "Forza Italia" negli anni '70. E poi al Teatro Carignano ho debuttato con "Morte di Galeazzo Ciano"...

Tratto comune a moltissimi suoi film è la Storia italiana, con la "S" maiuscola.

Fin da piccolo era la materia che mi piaceva di più, tanto ero asino in matematica e scienze, tanto mi piacevano quelle umanistiche, e storia in particolare. In più credo che in Italia ci sia da esplorare ancora molto per capire davvero gli anni '70, '80 e '90, non c'è un'informazione completa ma tanti buchi da riempire, e il cinema può fare la sua parte. Sono istintivamente attratto verso questi temi.
Per fortuna ho sempre potuto scegliere gli argomenti da affrontare: quando mi occupo della Storia (con la "S" maiuscola) mi interessa l'elemento umano, quando affronto episodi di cronaca più recente, invece, mi interessa capire (attraverso i personaggi reali) quello che si vede sullo sfondo.
E' un rovesciamento di prospettiva, ma diciamolo chiaro: è teoria, quello che dobbiamo fare sono soprattutto bei film, che commuovano, tocchino il cuore del pubblico, facciano arrabbiare... il resto conta poco.

In questo percorso è fondamentale scegliere attori e attrici che la "seguano".

Sì, fin dall'inizio ho potuto farlo. Flavio Bucci, accettando la parte in "Maledetti vi amerò", mi ha permesso di iniziare in questo mestiere, era un attore di prestigio senza cui non avrei potuto farcela, è il primo che ho diretto anche se ero molto inesperto.
Amo gli attori "consapevoli", e spesso sono quelli che vengono dal teatro: come Alessio Boni, Luigi Lo Cascio, Sonia Bergamasco, Luca Zingaretti, Fabrizio Gifuni, Massimo de Francovich, Adriana Asti, per fare qualche esempio: mi piacciono quelli con un retroterra che mi permetta di averli accanto come alleati sul set, e non come pedine da usare.

A breve potremo vedere il suo film sul caso di Yara Gambirasio.

Non posso dire molto, purtroppo, ho finito di girarlo e prepararlo e ora non è più "mio". Probabilmente lo si potrà vedere a novembre-dicembre: posso dire, collegandomi a quanto appena detto sugli attori, che la protagonista è Isabella Ragonese, anche lei con importanti esperienze di teatro, ed è stata straordinaria. Mi ha molto colpito la sua dedizione e il suo coraggio nell'interpretare un personaggio controverso, con tutte le sue sfumature: bravissima. (già pubblicato qui)
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 Cinema sociale, cinema politico, cinema civile: la carriera di Marco Tullio Giordana viene spesso sintetizzata in queste essenziali definizioni, che dicono tutto (e nulla) sui suoi film e la sua idea d'arte. Il libro "Marco Tullio Giordana - Una poetica civile in forma di cinema", curato da Marco Olivieri e Anna Paparcone per Rubbettino Editore, amplia il concetto analizzando tutta la carriera del regista, televisiva e cinematografica, dividendola in fasi e ipotizzando percorsi futuri.

Il cinema di Marco Tullio Giordana in rapporto con la Storia, dal Fascismo alle rivolte sessantottine, dalla violenza negli stadi al fenomeno dell'immigrazione in Italia, dal terrorismo degli anni Settanta alla lotta contro le mafie. Un cinema civile che non rinuncia però a canoni espressivi frutto di un’approfondita riflessione estetica, di una passione accentuata per la letteratura e la musica e di un costante lavoro sullo stile filmico. L’analisi dei vari temi si avvale di riflessioni teoriche su realismo e postmodernismo, cinema d’autore e cinema di genere. Inoltre evidenzia un’osmosi feconda tra realtà storica e finzione nell’ambito di una più complessa visione della storia collettiva e dell’umanità del singolo, senza dimenticare la figura femminile. La lezione di Gramsci si combina con la poetica pasoliniana in un cinema che mette in gioco rimozioni, desideri di rinascita e aneliti a una bellezza forse perduta per sempre.

Un libro di agile lettura, da tenere a portata di mano per ripercorrere (colmando le eventuali lacune) tutta la filmografia di Giordana sotto una nuova e più completa luce.